30 Giu

Psicologia prêt-à-porter: perché non funziona

  • Posted by Silvia Algerino
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Ansia, stress, depressione sono disturbi molto frequenti nella nostra società. Se da una parte colpiscono un numero sempre crescente di persone, dall’altra sono oggetto di molta attenzione mediatica.

Di questi disturbi oggi si parla più apertamente e più liberamente e inizia a intravvedersi una maggiore capacità dei soggetti che ne soffrono di aprirsi e di affrontare le loro difficoltà con uno specialista.

Anche a livello politico e governativo qualcosa inizia a muoversi: per quanto sia una misura insufficiente, il recente bonus psicologo si mostra come un tentativo di aiutare non solo economicamente chi necessita di un terapeuta, ma anche di superare lo stigma sociale che a ciò spesso si lega.

Tuttavia, a fronte di un aumento della domanda di soluzioni per uscire da situazioni critiche, si presentano sul mercato presunti esperti con la risposta a portata di mano. Sebbene, da una parte, possa sembrare che rappresentino una soluzione concreta ai problemi di molti, dall’altra difficilmente si tratta di metodi risolutivi, semmai strategie dalla vista corta e, soprattutto, non valutati per il singolo soggetto ma uguali per tutti.

Che cos’è la psicologia prêt-à-porter

 

Oggi sul web siamo bombardati da esperti che hanno una risposta per tutto. Che si tratti di perdere peso, di problemi di salute o psicologici, i guru sono onnipresenti con soluzioni rapide e preconfezionate. I guru nascono come funghi e spesso, grazie a una efficace retorica, ci convincono di poter risolvere i quattro e quattr’otto le nostre difficoltà: una sorta di psicologia prêt-à-porter, ovvero pronta per l’uso, che tuttavia non può dare i risultati sperati.

Nella maggioranza dei casi non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. È un principio semplice quanto basilare. Soprattutto quando si tratta di problemi psicologici, che possono avere cause profonde e con implicazioni su varie sfere dell’individuo, l’attenzione deve essere molto alta, perché il rischio è di ottenere più danno che guadagno scegliendo terapie che poco hanno di scientifico.

La mente umana è estremamente complessa, frutto di interazioni tra genetica, ambiente, relazioni sociali ed esperienze. Il tentativo di fornire al disagio psichico soluzioni preconfezionate, adatte ad ognuno di noi e senza sforzo, non è soltanto fuorviante, è dannoso e controproducente.

Il rischio è che chi riceve informazioni e ricette iper semplificate, nutra aspettative esagerate sul reale valore delle stesse.

Spesso tali indicazioni o strategie non permettono i risultati sperati, non tanto per la loro inefficacia, ma per la mancanza di contesto e sufficiente addestramento nell’applicarle.

“Le 3 strategie infallibili” per sconfiggere l’ansia che tanti esperti di marketing propongono sul web, hanno lo stesso effetto di un maestro di sci che racconta i movimenti corretti per curvare e frenare e alla prima discesa vi saluta, aspettandovi al bar in fondo alle piste. Se sopravviverete, odierete il maestro e lo sci.

Come accorgersi se una strategia terapeutica è preconfezionata

 

Spesso proprio le persone che si trovano in difficoltà sono più vulnerabili e più facilmente condizionabili. Proprio per questo motivo, è bene porre attenzione a come vengono proposte le strategie per superare i momenti di crisi, riflettendo sulla promessa.

  • Diffidare delle proposte incondizionate e uguali per tutti. Sebbene esistano dei percorsi che seguono una linea comune, non possono essere standardizzati, ma vanno adeguati all’esigenza del singolo. Nessuno di noi è uguale a un altro, pertanto non può esserlo nemmeno la soluzione.
  • Diffidare dalle soluzioni troppo rapide: è vero che alcune terapie psicologiche, come l’EMDR possono portare risultati già dopo alcune sedute, ma si tratta di una terapia utile per situazioni specifiche e che, comunque, deve essere indicata dallo specialista all’interno di un percorso più ampio. Nella maggior parte dei casi, la mente umana ha bisogno di tempo per elaborare la propria situazione e per riuscire a superare il modo duraturo le proprie difficoltà.
  • Diffidare dagli “esperti” che propongono soluzioni senza ascoltare o che non creano una relazione con il paziente. I progetti terapeutici efficaci si basano su una relazione di fiducia che non deve mai venire meno e sull’ascolto da parte del terapeuta che solo così potrà capire come orientare il proprio lavoro sul singolo caso.
  • Diffidare da chi vende la propria soluzione come la migliore e la definisce infallibile. Un professionista serio non fa promesse vuote di significato perché sa che la riuscita del percorso terapeutico non dipende esclusivamente dal metodo adottato né dallo specialista, ma è condizionata da molti elementi tra cui la collaborazione del paziente. Inoltre, illudere il paziente proponendo false aspettative, in particolare in relazione alle tempistiche, non solo è controproducente ma è deontologicamente scorretto.